I testi delle canzoni: l’ipocrisia italiana.

 

 

 

I testi delle canzoni.
(l’ipocrisia e l’ignoranza dell’italiano medio)
[post lungo]

Un caos.
Un inutile, sterile, immotivato caos per qualche testo sicuramente discutibile. Ma perché è successo tutto questo? Semplice:l’italiano medio è ipocrita ed ignorante.

Da sempre le canzoni sono “condite” con testi irriverenti, delicati, con provocazioni sentite o create ad arte.
E quindi qual è la novità?
Una delle cose che rendono Junio Cally il “mostro del momento” è sicuramente il genere che canta. Il rap è per sua natura duro, aggressivo, spesso violento. È nato come “moto di ribellione” e non potrebbe essere diverso per dna. Parole dette in una canzone rap (o sottogeneri dello stesso) arrivano dritto per dritto nel cervello: è la caratteristica di questo genere. Vien da sé che un paio di frasi violente assumano, in una sua canzone, una dimensione che ai più potrà sembrare fuori luogo, complici anche “linea melodica” e ritmo.
Ma se invece proviamo a cambiare genere, tipo spostandoci su linee melodiche più vicine agli standard sanremesi e all’orecchio dell’italiano ipocrita medio… cosa potrebbe mai succedere?

“La donna è mobile”, cioè vuota, frivola e instabile, di Giuseppe Verdi (“Rigoletto”, 1851)

“Quello che le donne non dicono” (di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone) soprattutto parla di quello che le donne dicono sempre, che da loro ci si aspetta. Che sono comunque disponibili per gli uomini, che vivono in funzione del partner, che se un uomo le conquista con “delle rose o nuove cose”, allora “diranno ancora un altro sì”

“Sei bellissima” (testo di Claudio Daiano) racconta di una donna dipendente affettivamente da un uomo. Lui a letto le diceva sempre: “Non vali che un po’ più di niente”, ma lei continua comunque a desiderarlo.

“Forse un uomo non sarò”, dice Dodi Battaglia dei Pooh in “Tanta voglia di lei”, in cui deve tornare a casa dopo essere stato con una “cara amica di una sera” ma nel cuore ha la sua donna che sicuramente lo starà aspettando. È indispensabile a tutte, questo uomo. L’altra è solo una distrazione, “un gioco e non un fuoco” per Lucio Battisti, “uno sbaglio di un momento senza coraggio”, spiegano i Modà (“La notte”). Ma gli stessi aggiungono che se è lei a tradire allora: “Inginocchiati, concediti, accontentami, guardami, piangi, prega e chiedi scusa…e implorami di non ucciderti” (“Meschina”).

Vasco che canta che “se la farebbe”, “io ti violento”, “ogni donna è un’altra, tutte uguali…”, “è andata a casa con il negro la troia”.

“Godo nel vederti persa, vittima della mia rabbia…” nel brano “Vittima” (titolo evocativo) contenuta nell’album “Viva i romantici” (forse una battuta?…) sempre i Modà

J-Ax canta: “O ti amo o ti ammazzo” oppure “Ti violento penetrandoti l’orecchio” (“Ribelle e basta”)

“A mezzanotte sai che io ti penserò ovunque tu sarai sei mia (..)Ma non vorrei che tu a mezzanotte e tre stai già pensando a un altro uomo mi sento già sperduto e la mia mano dove prima tu brillavi è diventata un pugno chiuso, sai. Cattivo come adesso non lo sono stato e quando mezzanotte viene se davvero mi vuoi bene pensami mezz’ora almeno e dal pugno chiuso una carezza nascerà.”

Una carezza in un pugno.
Solo se lei lo pensa per almeno mezzora allora si evita il pugno. E poi, ancora con questa storia che il possesso sia amore?

Prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare e il bicchiere dove bere. Seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire (..) donna mia devi ascoltare. Terza cosa quando ho finito subito a letto voglio andare e fra la seta della carne tua mi voglio avvolgere fino a mattina e donna senza più nessun pudore puledra impetuosa ti voglio sentire io dolce e impetuosa ti voglio sentire”

(La canzone della terra, di Mogol e Lucio Battisti – 1973)

Prendila te quella col cervello, che s’innamori di te quella che fa carriera, quella col pisello e la bandiera nera la cantatrice calva e la barricadiera che non c’è mai la sera (..)Prendila te quella che fa il “Leasing” che s’innamori di te la Capitana Nemo, quella che va al “Briefing”, perché lei è dei ramo, e viene via dai meeting stronza come un uomo sola come un uomo”

(Voglio una donna, di Roberto Vecchioni – 1992)

Potrei andare avanti parecchio. E ora ditemi: vero che le avete cantate e ancora lo fate? Vero che ne avete amata almeno una?

E non voglio affatto entrare nel mondo della canzone straniera, di ogni genere. Lì voglio concedervi l’alibi della totale ignoranza (a parziale giustificazione visto che l’ignoranza non è mai ammessa perché è quasi sempre una scelta di vita. Se non conosci l’inglese o un’altra lingua vai a cercarti almeno la traduzione sul web!) ma è pieno pieno di canzoni violente, misogine, razziste ed il peggio del peggio.
Solo che voi non lo sapete o fate finta di non saperlo.
Magari solo perché non le ascolterete a Sanremo!

Conclusione.
Siete degli ignoranti ipocriti.
Pensate piuttosto ad educare i vostri figli al rispetto dì tutte le persone, degli altri sessi, delle altre etnie, delle minoranze, degli animali. E vedrete che potranno diventare dei maschietti che rispetteranno di più le femminucce e delle femminucce che saranno un po’ meno zoccolette <3


Fantacalcio: ripartiamo con una novità!

 

È fine agosto.

Forse siamo un po’ tristi perché sentiamo la fine dell’estate vicina ma siamo felici per una cosa: sta per ripartire il campionato di serie A!

Con esso riparte anche la nostra grande passione più grande: il Fantacalcio.

Quest’anno vi presentiamo una novità: un Fantacalcio classico per tutti i suoi aspetti tranne che per la durata.

Parteciperemo a diversi mini campionati, ognuno di due mesi. Campionati separati l’uno dall’altro.

Cliccare sul seguente link per maggiori informazioni.

https://masnadastudio.it/fantabimestre

 


Shaft. Pessimo modo per usare Samuel L. Jackson!

 

Questo stupido film dura circa un’ora e cinquanta minuti. A metà dell’opera ho schiacciato stop.

Banale, già vista e rivista storia in salsa commedia di un padre (investigatore dalle maniere molto atipiche) che ritrova suo figlio (lasciato quasi appena nato) ormai agente dell’FBI.

Non fa ridere, non fa piangere. Non serve a nulla. Robaccia per una prima visione su Netflix.

Ecco il trailer:

 


Too old to die young. (Prerecensione)

 

Più che una serie tv pare una visione.

È lento, lentissimo. Ma volutamente. Le inquadrature lunghe, a volte interminabili; primi piani infiniti. È quel lento di una intensità disarmante. Le musiche sono protagoniste, forse più delle espressioni facciali degli attori.

Se cercate una serie “diversa” l’avete trovata.

Ho appena finito di vedere la prima puntata (dura un’ora e mezza e mi pare di capire che anche le altre hanno la stessa durata). Un film praticamente.

Ma con i tempi del regista i classici 50 minuti sarebbero bastati per tre scene.

Assolutamente da vedere, eccovi il trailer (presente al momento di questo articolo solo in inglese ma la serie si trova in italiano)